Digital Marketing Manager .org – E-Commerce: 33% dei resi nella Moda

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Resi e-commerce moda: il 33% riguarda il fashion online

I resi e-commerce moda rappresentano una delle sfide più importanti per chi vende abbigliamento online. Il 33% dei resi riguarda infatti il settore fashion, dove taglia, vestibilità e aspettative del cliente possono trasformare facilmente un acquisto in una restituzione.

Il dato non significa che il 33% di tutti gli ordini fashion venga restituito. Indica, invece, che il 33% dei resi considerati riguarda prodotti appartenenti al settore moda.

Le differenze tra i mercati europei sono molto ampie. In Germania il tasso dei resi raggiunge il 59%, mentre in Italia si ferma al 15%.

Ogni restituzione genera inoltre un costo per l’azienda compreso tra 4 e 20 euro. In alcuni casi, la gestione dei resi può assorbire dal 20% al 30% del margine operativo.

Resi e-commerce moda: perché il fashion è così esposto

Comprare abbigliamento online presenta una caratteristica particolare: il cliente non può provare fisicamente il prodotto prima dell’acquisto.

Fotografie, descrizioni e guide alle taglie aiutano. Tuttavia, non possono eliminare completamente l’incertezza.

Un capo può apparire diverso una volta indossato. La taglia può non corrispondere alle aspettative. Anche colore, vestibilità o tessuto possono risultare differenti rispetto a quanto immaginato osservando una pagina web.

Per questo motivo, il fashion è particolarmente esposto alle restituzioni.

Il 33% dei resi riguarda il settore moda

Il dato centrale è il 33%.

Circa un terzo dei resi considerati appartiene alla moda.

Il numero evidenzia quanto la reverse logistics sia diventata importante per gli e-commerce fashion.

Vendere un prodotto non conclude infatti sempre il processo.

Quando il cliente restituisce il capo, l’impresa deve gestire trasporto inverso, controllo del prodotto, eventuale ricondizionamento, rimborso e nuova disponibilità a magazzino.

Di conseguenza, un alto numero di resi aumenta rapidamente i costi operativi.

Perché i clienti restituiscono i prodotti acquistati online

Le motivazioni possono essere differenti.

La prima causa indicata è molto semplice: “non mi piace”.

Questa risposta riguarda il 27,1% delle restituzioni analizzate.

Il prodotto può quindi essere tecnicamente corretto e della taglia ordinata, ma non soddisfare il cliente dopo la consegna.

La distanza tra aspettativa digitale e percezione reale rimane uno dei principali problemi dell’e-commerce.

Il 27,1% restituisce perché il prodotto non piace

La motivazione “non mi piace” raggiunge il 27,1%.

È un dato importante perché mostra che una restituzione non dipende necessariamente da un errore logistico o da un prodotto difettoso.

Il cliente può semplicemente cambiare idea dopo aver visto o indossato il capo.

Per un negozio fisico, il consumatore osserva e prova il prodotto prima dell’acquisto. Online, invece, una parte di questa valutazione avviene dopo la consegna.

Il processo di prova può quindi spostarsi dalla fase precedente alla vendita a quella successiva.

Taglia sbagliata nel 14,7% dei casi

La seconda motivazione evidenziata riguarda la taglia sbagliata.

Il problema interessa il 14,7% dei resi.

La misura di un capo può variare sensibilmente tra marchi, modelli e categorie.

Una taglia M di un brand, per esempio, può avere una vestibilità differente rispetto alla stessa taglia di un altro marchio.

Questo aumenta l’incertezza durante l’acquisto.

Per gli e-commerce moda, migliorare informazioni e strumenti relativi alle taglie può quindi diventare una delle leve più importanti per ridurre le restituzioni.

Resi moda: Germania al 59%

Il confronto europeo mostra differenze molto marcate.

In Germania il tasso dei resi indicato raggiunge il 59%.

Il valore è quasi quattro volte superiore rispetto a quello italiano.

La Germania rappresenta quindi un mercato nel quale la gestione delle restituzioni assume un peso particolarmente elevato per gli operatori e-commerce.

Un tasso così alto richiede processi logistici efficienti.

Infatti, quando le restituzioni diventano frequenti, la reverse logistics non può essere trattata come una semplice attività accessoria.

Italia: tasso dei resi al 15%

In Italia il tasso riportato è invece del 15%.

La differenza rispetto alla Germania è di 44 punti percentuali.

Il dato italiano risulta quindi molto più contenuto.

Tuttavia, un tasso del 15% rimane economicamente rilevante, soprattutto per i negozi online con grandi volumi di ordini.

Ogni prodotto che torna indietro genera infatti attività aggiuntive e può ridurre il margine ottenuto con la vendita iniziale.

Germania e Italia a confronto

Il confronto sui resi e-commerce moda è molto netto:

  • Germania: 59%
  • Italia: 15%

Il mercato tedesco mostra quindi una propensione alla restituzione nettamente superiore.

Queste differenze possono influenzare le strategie delle aziende che operano contemporaneamente in più Paesi.

Un modello logistico adatto al mercato italiano potrebbe infatti non essere sufficiente per gestire volumi di reso molto più elevati in Germania.

I resi continuano a crescere in Europa

Un altro elemento significativo riguarda l’andamento nel tempo.

I resi risultano in crescita anche nel 2025 rispetto al 2022 nelle nazioni europee considerate.

Il fenomeno non appare quindi temporaneo.

Con l’aumento degli acquisti online, la gestione delle restituzioni diventa una componente strutturale del business.

Per i retailer, l’obiettivo non può essere semplicemente impedire al cliente di restituire.

Occorre invece ridurre i resi evitabili e rendere più efficiente la gestione di quelli inevitabili.

Quali prodotti moda vengono restituiti più spesso

Non tutti i prodotti fashion presentano lo stesso comportamento.

Tra quelli restituiti con maggiore frequenza emergono soprattutto i vestiti da donna.

Anche le gonne rientrano tra le categorie maggiormente interessate.

La vestibilità può avere un peso particolare per questi capi.

Taglia nominale, forma del corpo, lunghezza e taglio possono infatti modificare notevolmente la percezione del prodotto dopo la prova.

Vestiti da donna tra i prodotti con più resi

I vestiti da donna figurano tra le categorie più restituite.

L’acquisto di un vestito dipende da numerosi fattori.

Non basta scegliere semplicemente una taglia.

Conta la vestibilità sulle diverse parti del corpo, così come lunghezza, tessuto e forma del modello.

Questa complessità aumenta la probabilità che un capo visto online non corrisponda perfettamente alle aspettative una volta indossato.

Anche le gonne vengono restituite frequentemente

Le gonne sono un’altra categoria evidenziata tra i prodotti restituiti più spesso.

Anche in questo caso, la vestibilità può cambiare notevolmente da una persona all’altra.

Vita, lunghezza e taglio incidono sulla soddisfazione finale.

Per questo motivo, fotografie realistiche e informazioni dettagliate possono assumere un ruolo importante.

Più il consumatore riesce a comprendere il prodotto prima dell’ordine, minore può essere il rischio di una scelta non adatta.

Le donne restituiscono più degli uomini

Dai dati emerge inoltre una differenza di comportamento tra uomini e donne.

Le donne restituiscono più degli uomini.

Il dato è coerente con la presenza di vestiti e gonne tra le categorie maggiormente interessate.

Tuttavia, il fenomeno non deve essere letto isolatamente.

Anche l’ampiezza dell’offerta, la frequenza degli acquisti e la varietà dei prodotti possono influire sul numero complessivo delle restituzioni.

Per le aziende fashion, conoscere questi comportamenti permette di progettare meglio l’esperienza di acquisto.

Quanto costa un reso a un e-commerce

Ogni restituzione ha un costo.

Per l’azienda, la spesa indicata varia da 4 a 20 euro per singolo reso.

La differenza dipende soprattutto dal posizionamento del brand.

Per i marchi di fascia media, il costo indicativo parte da circa 4 euro.

Per i brand premium può invece raggiungere circa 20 euro.

Su grandi volumi, anche pochi euro per ordine possono trasformarsi in costi molto elevati.

Brand di fascia media: circa 4 euro per reso

Per un brand di fascia media, il costo indicativo di una restituzione è di circa 4 euro.

Considerato singolarmente, il valore può sembrare contenuto.

Il quadro cambia però quando un e-commerce gestisce migliaia o milioni di ordini.

Con 10.000 resi, per esempio, un costo medio di 4 euro produce già 40.000 euro di spesa.

La capacità di ridurre anche una piccola percentuale di restituzioni può quindi avere effetti economici significativi.

Brand premium: fino a 20 euro per restituzione

Per un marchio di fascia premium, il costo può arrivare a 20 euro per reso.

Il valore è cinque volte superiore rispetto all’indicazione per la fascia media.

I prodotti premium possono richiedere processi più complessi di controllo, movimentazione e ricondizionamento.

Inoltre, il servizio offerto al cliente tende spesso a essere più strutturato.

La gestione della restituzione diventa quindi un costo da considerare direttamente nella redditività del canale online.

Il reso non costa soltanto il trasporto

Il costo della restituzione non coincide necessariamente con il semplice viaggio del pacco verso il magazzino.

Quando un prodotto torna all’azienda, deve essere ricevuto e controllato.

Successivamente bisogna stabilire se può essere rimesso immediatamente in vendita.

In altri casi può essere necessario ricondizionarlo o gestirlo attraverso procedure differenti.

Inoltre, il processo amministrativo del rimborso richiede tempo e risorse.

La reverse logistics coinvolge quindi diverse attività.

Resi fino al 30% del margine operativo

Uno dei dati economicamente più importanti riguarda il margine operativo.

I costi di gestione dei resi possono assorbirne dal 20% al 30%.

Per un’azienda fashion, significa che una parte consistente della redditività rischia di essere consumata dopo la vendita.

Questo spiega perché la riduzione delle restituzioni sia diventata una priorità strategica.

Non riguarda soltanto la logistica.

Ha un impatto diretto sui risultati economici dell’e-commerce.

Dal 20% al 30% del margine può essere assorbito

Il dato può essere riassunto così: fino a 30 euro ogni 100 euro di margine operativo possono essere assorbiti dalla gestione delle restituzioni.

Naturalmente, il peso effettivo cambia da azienda ad azienda.

Tuttavia, l’ordine di grandezza mostra quanto il problema sia rilevante.

Se il costo dei resi aumenta, rimangono meno risorse disponibili per tecnologia, marketing e sviluppo.

Per questo motivo, diminuire i resi può liberare capitale da destinare alla crescita.

Ridurre i resi può aumentare la redditività

Una minore quantità di resi significa meno costi logistici.

Inoltre, riduce il numero di prodotti da controllare e reinserire nel ciclo commerciale.

Di conseguenza, può migliorare la redditività.

La riduzione deve però avvenire senza peggiorare il servizio offerto al cliente.

Una politica di reso troppo complessa potrebbe infatti diminuire la fiducia durante l’acquisto.

La sfida è quindi prevenire le restituzioni evitabili mantenendo un’esperienza semplice e trasparente.

Meno resi significa più risorse per gli investimenti

L’infografica evidenzia un altro effetto.

Ridurre il tasso dei resi può aumentare le risorse disponibili per gli investimenti.

Un e-commerce che spende meno nella gestione delle restituzioni può utilizzare il capitale per migliorare tecnologia, logistica e servizio.

Può inoltre investire in strumenti capaci di ridurre ulteriormente gli errori durante l’acquisto.

Si crea quindi un possibile circolo virtuoso.

Meno resi significano minori costi e maggiori risorse per migliorare l’esperienza del cliente.

Migliorare le informazioni sul prodotto

Una delle leve più immediate riguarda le schede prodotto.

Un cliente deve riuscire a comprendere chiaramente cosa sta acquistando.

Fotografie da più angolazioni, descrizioni accurate e dettagli sui materiali possono ridurre l’incertezza.

Per i capi fashion è particolarmente importante mostrare anche la vestibilità.

Più precise sono le informazioni, minore è il rischio che il prodotto reale risulti diverso da quello immaginato.

Le guide alle taglie possono diventare decisive

Il 14,7% dei resi legato alla taglia sbagliata rende evidente l’importanza delle guide alle taglie.

Una semplice tabella generica può non essere sufficiente.

Le misure possono cambiare da brand a brand e perfino tra modelli dello stesso marchio.

Per questo motivo, informazioni specifiche sul capo possono aiutare il cliente a scegliere.

Ridurre gli errori di taglia significa intervenire direttamente su una delle cause principali di restituzione.

Tecnologia e fashion online

Il fashion online può utilizzare la tecnologia per migliorare la scelta.

Strumenti di raccomandazione possono suggerire la taglia sulla base di misure e acquisti precedenti.

Anche immagini più dettagliate possono diminuire la distanza tra prodotto digitale e reale.

L’obiettivo è semplice: permettere al consumatore di prendere una decisione migliore prima della spedizione.

Ogni errore evitato prima dell’ordine può infatti trasformarsi in un reso in meno da gestire successivamente.

Reso facile e riduzione dei resi non sono una contraddizione

Un e-commerce deve trovare un equilibrio.

Da una parte, il cliente vuole sapere di poter restituire facilmente un prodotto non adatto.

Dall’altra, l’azienda deve controllare i costi.

Rendere difficile la restituzione potrebbe ridurre i resi nel breve periodo, ma anche scoraggiare nuovi ordini.

La strategia più sostenibile consiste quindi nel ridurre le cause del reso senza penalizzare il cliente.

Reverse logistics sempre più importante

Con reverse logistics si indica il percorso inverso della merce.

Il prodotto parte dal cliente e torna all’azienda o al centro logistico.

Successivamente deve essere controllato, classificato e gestito.

Nel fashion, l’aumento delle restituzioni rende questa attività sempre più importante.

Una logistica progettata soltanto per consegnare velocemente non è più sufficiente.

Occorre anche essere efficienti quando il prodotto torna indietro.

Resi e-commerce moda: tutti i dati principali

I principali numeri sui resi e-commerce moda sono:

  • Quota dei resi attribuita al settore moda: 33%
  • Restituzione perché il prodotto non piace: 27,1%
  • Restituzione per taglia sbagliata: 14,7%
  • Tasso dei resi in Germania: 59%
  • Tasso dei resi in Italia: 15%
  • Prodotti restituiti frequentemente: vestiti da donna
  • Altra categoria evidenziata: gonne
  • Costo per singolo reso: da 4 a 20 euro
  • Brand di fascia media: circa 4 euro
  • Brand premium: fino a 20 euro
  • Margine operativo assorbito dalla gestione dei resi: 20-30%

Inoltre, i resi risultano in crescita nel 2025 rispetto al 2022 nei Paesi europei considerati e le donne restituiscono più degli uomini.

Resi e-commerce moda: un problema di margini, non solo di logistica

I resi e-commerce moda non rappresentano quindi una semplice fase successiva alla vendita.

Il 33% dei resi riguarda il settore fashion e le conseguenze economiche possono essere importanti.

Il 27,1% delle restituzioni avviene perché il prodotto non piace. Un ulteriore 14,7% dipende dalla taglia sbagliata.

In Europa emergono inoltre forti differenze. La Germania raggiunge un tasso del 59%, mentre l’Italia si ferma al 15%.

Ogni reso può costare da 4 euro per un brand di fascia media fino a 20 euro per un marchio premium. Complessivamente, la gestione delle restituzioni può assorbire dal 20% al 30% del margine operativo.

Per il fashion online, quindi, ridurre i resi evitabili significa migliorare contemporaneamente logistica e redditività.

Schede prodotto più precise, informazioni sulla vestibilità e strumenti migliori per individuare la taglia possono aiutare il cliente a scegliere correttamente già durante l’acquisto.

La sfida dell’e-commerce moda non è eliminare il diritto alla restituzione. È diminuire gli errori che trasformano una vendita in un costoso viaggio di ritorno.

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