Digital Marketing Manager .org – Lavoro: Top 5 regioni per retribuzione. Sud e Nord a confronto. Dove di guadagna di più nel 2026 ?

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Stipendi in Italia 2026: al Sud si lavora quasi un mese in meno

Gli stipendi in Italia 2026 mostrano un forte divario tra Nord e Sud. I dati territoriali analizzati evidenziano differenze importanti non soltanto nelle retribuzioni, ma anche nel numero di giornate lavorate e nella produttività.

Nel 2024 in Italia si è lavorato mediamente per 246,5 giorni nell’arco dell’anno. Al Nord la media sale a 255 giorni, mentre nel Mezzogiorno scende a 228.

La differenza è di 27 giornate lavorative, cioè quasi un mese di lavoro in meno al Sud.

Il divario emerge anche nelle retribuzioni. La paga media giornaliera raggiunge 108 euro al Nord e 80 euro al Sud. Inoltre, Milano registra uno stipendio medio lordo annuo di 35.670 euro, mentre a Reggio Calabria si supera di poco quota 17.000 euro.

Stipendi in Italia 2026: il divario tra Nord e Sud

Il confronto territoriale mostra due mercati del lavoro molto differenti.

Al Nord emergono maggiori opportunità, maggiore stabilità e salari medi più elevati.

Nel Mezzogiorno pesano invece maggiormente precarietà, lavoro stagionale, part-time involontario e lavoro nero.

Questi elementi incidono sia sulle giornate effettivamente registrate sia sulla retribuzione annuale.

Di conseguenza, confrontare soltanto la paga mensile non basta per comprendere il vero divario.

Occorre considerare contemporaneamente giorni lavorati, retribuzione giornaliera e continuità dell’occupazione.

In Italia si lavora in media 246,5 giorni all’anno

Il valore medio nazionale è di 246,5 giornate lavorate.

Tuttavia, la media nasconde una forte differenza territoriale.

Al Nord vengono registrate mediamente 255 giornate.

Nel Mezzogiorno il valore si ferma invece a 228.

La distanza raggiunge quindi 27 giorni.

In pratica, considerando le giornate retribuite ufficialmente, al Sud manca quasi un mese rispetto al Nord.

Nord: 255 giornate lavorate

Nelle regioni settentrionali la media raggiunge 255 giornate annue.

Il dato supera di 8,5 giorni la media italiana.

Una maggiore continuità occupazionale permette di accumulare più giornate retribuite durante l’anno.

Questo elemento influenza direttamente il reddito complessivo percepito dal lavoratore.

Infatti, anche a parità di paga giornaliera, lavorare più giorni produce una retribuzione annuale superiore.

Nel confronto Nord-Sud, però, cambia anche l’importo medio riconosciuto per ogni giornata.

Mezzogiorno: soltanto 228 giornate

Nel Mezzogiorno la media scende a 228 giornate lavorate.

Sono 18,5 giorni in meno rispetto alla media nazionale e 27 in meno rispetto al Nord.

L’infografica collega il fenomeno soprattutto a precarietà, part-time involontario e stagionalità.

Inoltre, il lavoro non dichiarato può ridurre il numero delle giornate ufficialmente registrate.

Il risultato è quindi una combinazione di minore continuità e retribuzioni più basse.

Al Sud quasi un mese di lavoro in meno

Le 27 giornate di differenza rappresentano uno dei numeri più significativi.

Considerando una normale settimana lavorativa, equivalgono a più di cinque settimane.

Il divario annuale diventa quindi molto concreto.

Non si tratta soltanto di guadagnare meno per ogni giornata.

Una parte dei lavoratori del Mezzogiorno registra anche meno giornate retribuite durante l’anno.

I due fattori sommati amplificano la differenza finale negli stipendi.

Retribuzione giornaliera: 108 euro al Nord

La paga media giornaliera al Nord raggiunge 108 euro.

Nel Mezzogiorno si ferma invece a 80 euro.

La differenza è di 28 euro al giorno.

In termini percentuali, la retribuzione giornaliera del Nord risulta superiore del 36%.

Il divario è quindi significativo anche prima di considerare il numero inferiore di giornate lavorate al Sud.

Al Sud la paga media giornaliera è di 80 euro

Gli 80 euro medi giornalieri del Mezzogiorno rappresentano un valore nettamente inferiore rispetto ai 108 euro settentrionali.

Questo significa che il divario annuale nasce da due fenomeni contemporaneamente.

Il primo è una paga giornaliera più bassa.

Il secondo è un numero inferiore di giornate retribuite.

Di conseguenza, la distanza nei redditi annuali può diventare molto superiore a quella osservata guardando un singolo giorno di lavoro.

Produttività del Nord superiore del 36%

Anche la produttività mostra una distanza significativa.

Secondo i dati riportati, quella del Nord è superiore del 36% rispetto al Mezzogiorno.

Il valore coincide quindi con il differenziale osservato nella paga media giornaliera.

Produttività e retribuzioni rappresentano due elementi centrali nel confronto territoriale.

Un territorio con imprese più produttive può infatti sostenere più facilmente salari elevati e occupazione stabile.

Al contrario, una struttura produttiva più fragile può limitare entrambe le componenti.

Stipendi in Italia 2026: Lombardia prima tra le regioni

La classifica delle regioni per retribuzione media lorda annuale vede al primo posto la Lombardia.

Il valore raggiunge 30.384 euro.

La Lombardia è l’unica delle cinque regioni indicate a superare nettamente quota 30.000 euro.

Il distacco dalla media nazionale è significativo.

Lo stipendio medio lordo italiano indicato è infatti di 24.486 euro.

La differenza tra Lombardia e media nazionale arriva quindi a quasi 5.900 euro all’anno.

Emilia-Romagna seconda con 26.377 euro

Al secondo posto troviamo l’Emilia-Romagna.

La retribuzione media lorda annuale raggiunge 26.377 euro.

Il valore è superiore alla media nazionale di quasi 1.900 euro.

Tuttavia, il distacco dalla Lombardia supera i 4.000 euro.

Questo dimostra che esistono differenze importanti anche all’interno delle regioni settentrionali.

Il Nord non rappresenta quindi un mercato del lavoro completamente uniforme.

Piemonte terzo con 26.249 euro

Il Piemonte occupa la terza posizione.

Lo stipendio medio lordo annuale è pari a 26.249 euro.

La differenza rispetto all’Emilia-Romagna è molto contenuta: appena 128 euro.

Entrambe le regioni superano comunque chiaramente la media italiana.

Il Piemonte conferma quindi la presenza del Nord-Ovest nelle posizioni più alte della classifica nazionale.

Veneto quarto con 25.370 euro

Il Veneto registra una retribuzione media lorda annuale di 25.370 euro.

Il valore permette alla regione di occupare la quarta posizione.

Anche in questo caso lo stipendio supera la media italiana di 24.486 euro.

La differenza è pari a 884 euro.

Il Veneto completa così, insieme a Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, un blocco settentrionale molto forte nella graduatoria.

Trentino-Alto Adige quinto con 25.244 euro

La quinta posizione appartiene al Trentino-Alto Adige.

La retribuzione media lorda annua raggiunge 25.244 euro.

Anche questa regione supera la media nazionale.

La distanza dal Veneto è minima, pari a 126 euro.

Tutte le prime cinque posizioni della classifica sono quindi occupate da regioni del Nord.

Top 5 regioni italiane per stipendio medio

La classifica completa riportata nell’infografica è:

  • Lombardia: 30.384 euro
  • Emilia-Romagna: 26.377 euro
  • Piemonte: 26.249 euro
  • Veneto: 25.370 euro
  • Trentino-Alto Adige: 25.244 euro

La media nazionale è invece di 24.486 euro lordi annui.

La presenza esclusiva di regioni settentrionali nelle prime cinque posizioni evidenzia chiaramente il divario territoriale.

Milano ha lo stipendio medio più alto

Passando dal livello regionale a quello territoriale, emerge soprattutto Milano.

Lo stipendio medio lordo annuo raggiunge 35.670 euro.

È il valore più elevato riportato nell’infografica.

Milano supera quindi di oltre 11.000 euro la media nazionale.

Il dato riflette un mercato del lavoro caratterizzato da una forte presenza di imprese, servizi avanzati e occupazioni ad alta qualificazione.

Tuttavia, il confronto con il Sud mostra una distanza estremamente ampia.

Vibo Valentia ultima con 13.885 euro

All’estremo opposto troviamo Vibo Valentia.

La retribuzione media lorda indicata è di appena 13.885 euro all’anno.

Il valore è inferiore alla metà di quello milanese.

La differenza rispetto ai 35.670 euro di Milano raggiunge 21.785 euro.

In termini assoluti, un lavoratore medio del territorio milanese registra quindi una retribuzione annua superiore di oltre 20.000 euro.

Crotone a 15.326 euro

Tra le retribuzioni più basse compare anche Crotone.

Il valore medio lordo annuo è di 15.326 euro.

La distanza rispetto a Milano supera 20.000 euro.

Anche confrontando Crotone con la media nazionale di 24.486 euro, il divario rimane molto elevato.

La differenza è infatti superiore a 9.000 euro annui.

Cosenza a 15.263 euro

A Cosenza la retribuzione media lorda annuale è pari a 15.263 euro.

Il dato è leggermente inferiore a quello di Crotone.

La Calabria presenta quindi più territori nelle ultime posizioni della graduatoria.

Questo conferma una particolare debolezza salariale della regione nel confronto nazionale.

Nuoro a 15.231 euro

Anche Nuoro compare tra i territori con gli stipendi più bassi.

La retribuzione media lorda annua raggiunge 15.231 euro.

Il dato colloca quindi anche la Sardegna nella parte inferiore della classifica.

Nuoro compare inoltre tra le città con meno giornate retribuite durante l’anno.

I due fenomeni si sovrappongono: meno giornate e livelli salariali contenuti.

Reggio Calabria poco sopra 17.000 euro

A Reggio Calabria lo stipendio medio lordo annuo supera di poco 17.000 euro.

Il confronto con Milano è particolarmente significativo.

I 35.670 euro milanesi sono più del doppio rispetto al valore registrato a Reggio Calabria.

Per questo motivo, l’infografica sintetizza il confronto affermando che a Reggio Calabria si guadagna circa il 50% in meno rispetto a Milano.

Il divario mette in evidenza la profondità delle differenze salariali territoriali.

Milano guadagna quasi il doppio di Reggio Calabria

Il confronto tra le due città riassume bene la situazione degli stipendi in Italia 2026.

Milano: 35.670 euro lordi annui.

Reggio Calabria: poco più di 17.000 euro.

A parità di indicatore, il valore milanese è quindi circa doppio.

Naturalmente, lo stipendio medio non indica ciò che guadagna ogni singolo lavoratore.

Tuttavia, permette di confrontare la struttura complessiva del mercato del lavoro nei diversi territori.

Dove si lavora più giorni in Italia

La classifica delle giornate retribuite vede al primo posto Lecco.

Qui il valore raggiunge 265,4 giorni all’anno.

Seguono Biella con 263,9 e Vicenza con 263,4.

Monza-Brianza registra 263,3 giornate, mentre Lodi arriva a 262,8.

Tutte le prime cinque posizioni appartengono quindi al Nord.

Lecco prima con 265,4 giornate

A Lecco vengono registrate mediamente 265,4 giornate retribuite.

Il valore supera di quasi 19 giorni la media italiana di 246,5.

Rispetto alla media del Mezzogiorno, pari a 228, la differenza raggiunge 37,4 giorni.

La continuità lavorativa appare quindi molto maggiore.

Questo elemento contribuisce direttamente alle differenze nei redditi annuali.

Biella seconda con 263,9 giorni

La seconda posizione appartiene a Biella con 263,9 giornate.

Seguono molto da vicino altri territori settentrionali.

La distanza tra le prime cinque città è infatti inferiore a tre giornate.

Il dato conferma una maggiore continuità del lavoro retribuito in diverse province del Nord.

Vicenza, Monza-Brianza e Lodi sopra 262 giorni

Vicenza registra 263,4 giornate retribuite.

Monza-Brianza arriva a 263,3.

Lodi completa la top 5 con 262,8.

La classifica delle città con più giornate è quindi:

  • Lecco: 265,4
  • Biella: 263,9
  • Vicenza: 263,4
  • Monza-Brianza: 263,3
  • Lodi: 262,8

La concentrazione geografica è evidente.

Vibo Valentia ultima anche per giornate lavorate

Nella parte opposta della graduatoria troviamo ancora Vibo Valentia.

La media è di appena 195 giornate retribuite.

Rispetto a Lecco, la differenza supera 70 giorni.

Si tratta di quasi tre mesi lavorativi considerando una normale settimana di cinque giorni.

Vibo Valentia combina quindi il valore salariale più basso indicato con il numero minore di giornate retribuite.

Nuoro a 205 giornate

Anche Nuoro presenta un valore molto basso.

Le giornate retribuite sono 205.

Rispetto alla media italiana ne mancano 41,5.

Nuoro compare inoltre tra i territori con le retribuzioni medie annuali più basse, pari a 15.231 euro.

Il caso mostra chiaramente come salario e continuità occupazionale possano sommarsi nel determinare il reddito annuo.

Rimini a 212 giornate

Tra i territori con meno giornate compare anche Rimini, con 212.

Il dato può essere letto alla luce della forte presenza di lavoro stagionale indicata nell’analisi generale.

Una quota elevata di attività legate a stagioni specifiche può infatti ridurre il numero di giornate annuali registrate.

Rimini dimostra anche che il fenomeno non coincide perfettamente con il semplice confine tra Nord e Sud.

La struttura economica locale conta molto.

Precarietà e part-time involontario pesano al Sud

L’infografica indica la precarietà tra i principali elementi che spiegano il divario.

Un lavoro discontinuo può produrre meno giornate retribuite durante l’anno.

Anche il part-time involontario incide sulla quantità di lavoro disponibile.

In questo caso il lavoratore svolge meno ore di quelle che vorrebbe, non per una scelta personale.

Il risultato può essere una retribuzione complessiva più bassa.

Il peso del lavoro stagionale

Un altro fattore è il lavoro stagionale.

Settori legati al turismo, all’agricoltura e ad altre attività possono concentrare l’occupazione soltanto in determinati mesi.

Questo riduce la continuità annuale.

Il fenomeno non riguarda esclusivamente il Sud, come mostra anche il dato di Rimini.

Tuttavia, nel Mezzogiorno può sommarsi a una struttura occupazionale già caratterizzata da maggiore fragilità.

Lavoro nero e giornate ufficialmente registrate

L’infografica sottolinea inoltre il peso del lavoro nero.

Il lavoro non dichiarato non compare completamente nelle registrazioni ufficiali.

Di conseguenza, può contribuire a ridurre il numero statistico delle giornate retribuite nel Mezzogiorno.

Questo elemento è importante per interpretare i dati.

Un numero inferiore di giornate ufficiali non significa necessariamente che ogni persona abbia lavorato realmente soltanto per quel periodo.

Una parte dell’attività può non essere registrata.

Contrattazione di secondo livello: coinvolti 4,2 milioni

Un altro blocco di dati riguarda la contrattazione di secondo livello.

Questa coinvolge 4,2 milioni di dipendenti privati.

La quota corrisponde al 26% dei lavoratori considerati.

Quindi, poco più di un dipendente privato su quattro beneficia di forme di contrattazione aziendale o territoriale aggiuntive rispetto al contratto nazionale.

Il dato mostra che lo strumento ha un peso rilevante, ma non riguarda ancora la maggioranza dei lavoratori.

3,1 milioni con contratti aziendali

Tra i 4,2 milioni di lavoratori coinvolti nella contrattazione di secondo livello, 3,1 milioni sono interessati da contratti aziendali.

Rappresentano quindi la componente principale.

La contrattazione aziendale permette di definire condizioni aggiuntive all’interno della singola impresa.

Può riguardare diversi aspetti del rapporto di lavoro e della retribuzione.

1,1 milioni con contratti territoriali

Altri 1,1 milioni di dipendenti sono invece coperti da contratti territoriali.

Questi accordi vengono applicati su una determinata area geografica o su specifici contesti produttivi.

Sommando i due valori si arriva ai 4,2 milioni complessivi.

La distribuzione è quindi:

  • contratti aziendali: 3,1 milioni
  • contratti territoriali: 1,1 milioni

La maggioranza della contrattazione di secondo livello passa attraverso le singole aziende.

Stipendi in Italia 2026: tutti i dati principali

I dati più importanti sul lavoro in Italia e sulle retribuzioni sono:

  • Giornate lavorate medie in Italia: 246,5
  • Media Nord: 255 giorni
  • Media Mezzogiorno: 228 giorni
  • Differenza Nord-Sud: 27 giornate
  • Paga media giornaliera Nord: 108 euro
  • Paga media giornaliera Sud: 80 euro
  • Differenziale retributivo giornaliero: +36% a favore del Nord
  • Produttività del Nord: +36% rispetto al Mezzogiorno
  • Retribuzione media nazionale: 24.486 euro lordi
  • Lombardia: 30.384 euro
  • Emilia-Romagna: 26.377 euro
  • Piemonte: 26.249 euro
  • Veneto: 25.370 euro
  • Trentino-Alto Adige: 25.244 euro
  • Milano: 35.670 euro
  • Vibo Valentia: 13.885 euro
  • Crotone: 15.326 euro
  • Cosenza: 15.263 euro
  • Nuoro: 15.231 euro
  • Reggio Calabria: poco più di 17.000 euro
  • Lecco: 265,4 giornate retribuite
  • Biella: 263,9
  • Vicenza: 263,4
  • Monza-Brianza: 263,3
  • Lodi: 262,8
  • Rimini: 212
  • Nuoro: 205
  • Vibo Valentia: 195
  • Dipendenti privati coinvolti nella contrattazione di secondo livello: 4,2 milioni
  • Quota sul totale: 26%
  • Contratti aziendali: 3,1 milioni
  • Contratti territoriali: 1,1 milioni

Il quadro mostra quindi differenze profonde tra territori italiani.

Stipendi in Italia 2026: il luogo di lavoro fa ancora una grande differenza

Gli stipendi in Italia 2026 mostrano un Paese nel quale il territorio continua a influenzare fortemente le opportunità economiche.

I dati di base sul lavoro registrato nel 2024 indicano una media nazionale di 246,5 giornate retribuite. Al Nord si sale a 255, mentre nel Mezzogiorno si scende a 228.

La differenza è di 27 giornate, quasi un mese.

Anche la paga giornaliera cambia nettamente: 108 euro al Nord contro 80 euro al Sud, con un vantaggio settentrionale del 36%.

La Lombardia guida la classifica regionale con 30.384 euro lordi annui. Seguono Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige.

A livello territoriale il contrasto diventa ancora più forte. Milano raggiunge 35.670 euro, mentre Vibo Valentia si ferma a 13.885 euro. A Reggio Calabria si supera di poco quota 17.000 euro, meno della metà del dato milanese.

Il divario non riguarda quindi soltanto quanto viene pagata una giornata. Al Sud pesano anche minore continuità occupazionale, precarietà, part-time involontario, stagionalità e lavoro non dichiarato.

La fotografia mostra così un mercato del lavoro italiano ancora profondamente diviso: stesso Paese, ma opportunità, giornate lavorate e stipendi molto diversi.

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