Digital Marketing Manager .org – Solo il 13% si fida degli Influencer. Social Media Marketing

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Fiducia negli influencer: solo il 13% degli italiani si fida

La fiducia negli influencer in Italia si ferma al 13%. Il 66% degli intervistati, invece, dichiara di considerarli poco affidabili.

Il dato arriva dal Global Trustworthiness Index 2026 di Ipsos e apre una questione importante per il Social Media Marketing: avere visibilità e molti follower non significa automaticamente essere considerati credibili.

Fiducia negli influencer: i dati principali

La ricerca mette a confronto il livello di fiducia attribuito a professioni e figure pubbliche.

In Italia emerge questo quadro:

  • scienziati: 64%;
  • medici: 61%;
  • forze di polizia: 42%;
  • forze armate: 40%;
  • imprenditori tecnologici: 31%;
  • persone comuni: 29%;
  • banchieri: 23%;
  • sacerdoti: 23%;
  • giornalisti: 23%;
  • imprenditori: 22%;
  • funzionari governativi: 22%;
  • conduttori dei telegiornali: 22%;
  • chatbot e assistenti AI: 20%;
  • dirigenti pubblicitari: 15%;
  • ministri: 15%;
  • influencer: 13%;
  • politici: 12%.

Il divario tra competenza percepita e popolarità appare quindi molto ampio.

Solo il 13% considera affidabili gli influencer

Gli influencer raccolgono soltanto il 13% di giudizi positivi.

Allo stesso tempo, il 66% degli italiani li considera poco affidabili.

Le due percentuali non devono essere sommate come se rappresentassero due sole risposte possibili. Ipsos utilizza infatti una scala da 1 a 5 che comprende anche valutazioni intermedie.

Il risultato resta comunque significativo per chi lavora nel Social Media Marketing.

Una community numerosa può garantire copertura e attenzione, ma non assicura automaticamente fiducia.

Follower e credibilità non sono la stessa cosa

Per molto tempo una parte dell’Influencer Marketing ha attribuito grande importanza al numero di follower.

Oggi questo indicatore da solo racconta poco.

Un profilo può raggiungere milioni di persone e avere comunque una credibilità limitata quando promuove prodotti o servizi.

Per un brand diventano quindi più importanti altri elementi:

  • autorevolezza sul tema;
  • coerenza tra creator e prodotto;
  • qualità della community;
  • capacità di generare interazioni reali;
  • trasparenza delle collaborazioni;
  • reputazione nel tempo.

Il valore di un influencer non coincide necessariamente con la dimensione del pubblico.

Il 66% degli italiani non si fida degli influencer

La quota di diffidenza raggiunge il 66%.

Il dato suggerisce prudenza quando un’azienda sceglie un creator soltanto sulla base della notorietà.

Una collaborazione poco coerente può essere percepita come semplice pubblicità.

Al contrario, un professionista che possiede competenze riconosciute in un settore specifico può risultare più credibile anche con una community più piccola.

Per questo motivo stanno assumendo maggiore importanza creator verticali, professionisti ed esperti di nicchia.

Scienziati al 64% e medici al 61%

La ricerca mostra una situazione molto diversa per le figure associate a conoscenza e competenza.

Gli scienziati raggiungono il 64% di fiducia.

I medici arrivano al 61%.

Rispetto al 2024, gli scienziati guadagnano 8 punti percentuali e i medici 2 punti.

Questi risultati indicano che gli italiani attribuiscono un valore elevato alla preparazione percepita e alla competenza professionale.

Per la comunicazione aziendale, il dato offre uno spunto importante: l’autorevolezza può diventare più efficace della semplice notorietà.

Forze di polizia e forze armate

Il 42% degli intervistati considera affidabili le forze di polizia.

Le forze armate raccolgono invece il 40%.

Entrambe le categorie si collocano nettamente sopra molte figure legate a comunicazione, business e mondo digitale.

Il confronto conferma quanto la fiducia dipenda dal ruolo attribuito alla persona o all’organizzazione e non soltanto dalla sua esposizione mediatica.

Cala la fiducia nelle persone comuni

Un altro dato significativo riguarda le persone comuni.

In Italia la fiducia raggiunge il 29%.

La percentuale diminuisce di 6 punti rispetto al 2024 ed è inferiore di 5 punti alla media internazionale del 34%.

Il calo mostra che la diffidenza non riguarda soltanto influencer, pubblicitari o istituzioni.

Anche la fiducia reciproca tra cittadini presenta segnali di debolezza.

Giornalisti, banchieri e sacerdoti al 23%

Tre categorie raggiungono lo stesso livello di fiducia.

Banchieri, sacerdoti e giornalisti si fermano tutti al 23%.

Poco sotto troviamo imprenditori, funzionari governativi e conduttori dei telegiornali, tutti al 22%.

La distanza rispetto a scienziati e medici rimane quindi molto ampia.

Questo divario può influenzare anche il modo in cui le persone valutano messaggi, consigli e contenuti commerciali.

Chatbot e assistenti AI al 20%

Il Global Trustworthiness Index misura per la prima volta anche la fiducia nei chatbot e negli assistenti basati sull’Intelligenza Artificiale.

In Italia soltanto il 20% li considera affidabili.

La media internazionale raggiunge il 23%.

A livello globale, inoltre, il 40% dichiara di considerarli poco affidabili.

L’utilizzo dell’AI può quindi crescere più rapidamente della fiducia attribuita ai suoi risultati.

Per aziende e professionisti questo significa che l’automazione non elimina la necessità di controllo, trasparenza e responsabilità umana.

Imprenditori tecnologici al 31%

Gli imprenditori tecnologici raccolgono il 31% di fiducia in Italia.

La stessa percentuale emerge anche nella media internazionale.

Il valore supera quello degli imprenditori in generale, che in Italia si fermano al 22%.

La tecnologia gode quindi di una percezione diversa a seconda della figura che la rappresenta.

Innovazione e competenza tecnica possono contribuire positivamente alla reputazione, ma non producono automaticamente fiducia.

Pubblicitari e ministri al 15%

I dirigenti pubblicitari raggiungono il 15%.

La stessa percentuale viene registrata dai ministri.

Il dato relativo ai professionisti della pubblicità interessa direttamente il marketing.

Le persone sanno che un messaggio pubblicitario nasce con un obiettivo commerciale e possono quindi valutarlo con maggiore diffidenza.

Per aumentare la credibilità, i brand devono offrire informazioni concrete e dimostrabili invece di limitarsi a messaggi promozionali.

Cosa significa per il Social Media Marketing

Il 13% di fiducia negli influencer non significa che l’Influencer Marketing abbia smesso di funzionare.

Significa piuttosto che notorietà e credibilità devono essere considerate separatamente.

Un creator può essere molto efficace nel generare awareness, intrattenimento o scoperta di un prodotto.

Quando l’obiettivo riguarda invece fiducia, reputazione o scelta d’acquisto, il brand deve valutare con maggiore attenzione il profilo scelto.

Il numero di follower diventa soltanto uno degli indicatori.

Micro influencer e creator verticali

Una possibile evoluzione riguarda i creator specializzati.

Un micro influencer può avere una community più piccola ma molto interessata a un determinato argomento.

Tecnologia, finanza, salute, sport, automotive, viaggi e food sono esempi di settori nei quali la competenza può incidere fortemente sulla credibilità.

La selezione dovrebbe quindi partire dal pubblico e dal tema, non soltanto dalla dimensione dell’account.

Un creator coerente con il prodotto può generare maggiore fiducia rispetto a un personaggio famoso ma poco collegato al settore.

Trasparenza nelle collaborazioni

La trasparenza rappresenta un altro elemento fondamentale.

Gli utenti devono poter distinguere chiaramente un contenuto spontaneo da una collaborazione commerciale.

Nascondere o rendere poco evidente il rapporto con un brand può danneggiare sia il creator sia l’azienda.

Una partnership trasparente consente invece al pubblico di valutare il messaggio sapendo che esiste una relazione commerciale.

La fiducia si costruisce anche attraverso chiarezza e coerenza.

Competenza prima della popolarità

Il confronto tra il 64% degli scienziati e il 13% degli influencer evidenzia una distanza molto ampia.

I due ruoli sono naturalmente differenti e non possono essere confrontati come se svolgessero la stessa funzione.

Il dato permette però di osservare un elemento utile per il marketing: le persone attribuiscono grande valore alla competenza percepita.

Un brand può quindi affiancare ai creator anche esperti, professionisti, tecnici e persone con esperienza reale nel settore.

La strategia può diventare più credibile quando il contenuto offre informazioni utili oltre alla semplice visibilità.

Social Media Marketing: cosa emerge dai dati

La ricerca Ipsos mostra un pubblico italiano molto selettivo quando deve attribuire fiducia.

Solo il 13% considera affidabili gli influencer e il 66% esprime invece un giudizio negativo.

Scienziati e medici raggiungono rispettivamente il 64% e il 61%, mentre chatbot e assistenti AI si fermano al 20%.

Per il Social Media Marketing il messaggio è chiaro: attenzione e fiducia non sono sinonimi.

I brand devono scegliere creator coerenti, valorizzare competenze reali, dichiarare in modo trasparente le collaborazioni e misurare la qualità della relazione con il pubblico.

La popolarità può portare visualizzazioni. La credibilità richiede invece tempo, coerenza e contenuti capaci di offrire valore.

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