
Ricerca e sviluppo in Italia: 31 miliardi di euro nel 2024
La ricerca e sviluppo in Italia raggiunge circa 31 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 5,6% rispetto al 2023. Aumentano gli investimenti e cresce anche il peso della R&S sul PIL, passato dall’1,37% all’1,40%.
Sul fronte dell’occupazione emerge però una tendenza diversa. Gli addetti alla ricerca e sviluppo diminuiscono dell’1,8% e si attestano intorno a 510.000 persone.
Ricerca e sviluppo in Italia: i dati principali
Nel 2024 aumentano complessivamente le risorse destinate a ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico.
I dati principali sono:
- circa 31 miliardi di euro investiti in ricerca e sviluppo;
- +5,6% rispetto al 2023;
- incidenza sul PIL salita dall’1,37% all’1,40%;
- circa 510.000 addetti alla R&S;
- -1,8% di addetti rispetto al 2023;
- università: +13,4% di spesa;
- settore non profit: +7,9%;
- istituzioni pubbliche: +4,7%;
- imprese: +2,4%.
Gli investimenti aumentano quindi in tutti i principali settori, ma con intensità differenti.
La spesa raggiunge 31 miliardi di euro
Nel 2024 la spesa complessiva per ricerca e sviluppo aumenta del 5,6% e raggiunge circa 31 miliardi di euro.
La crescita indica una maggiore disponibilità di risorse per innovazione, nuove tecnologie e sviluppo della conoscenza.
Per le imprese, investire in R&S significa migliorare prodotti, servizi e processi. Università e istituzioni possono invece rafforzare attività scientifiche, formazione e trasferimento tecnologico.
L’incidenza sul PIL sale all’1,40%
Anche il peso della ricerca sull’economia italiana aumenta.
Nel 2023 la spesa in R&S rappresentava l’1,37% del PIL. Nel 2024 la quota raggiunge l’1,40%.
La variazione è contenuta, ma segnala una crescita degli investimenti superiore a quella registrata dall’economia nel suo complesso.
Il rapporto tra spesa in ricerca e PIL aiuta a capire quanto un Paese punti su innovazione e sviluppo tecnologico.
Le università aumentano la spesa del 13,4%
Le università registrano la crescita più elevata.
Nel 2024 la spesa destinata alla ricerca aumenta del 13,4% rispetto all’anno precedente, un ritmo nettamente superiore alla media nazionale.
Le università svolgono un ruolo centrale nella produzione di conoscenza, nella formazione dei ricercatori e nello sviluppo di nuove competenze.
Maggiori investimenti possono inoltre favorire collaborazioni con imprese, startup e istituzioni.
Non profit e istituzioni pubbliche crescono
Anche gli altri settori mostrano variazioni positive.
Il non profit aumenta la spesa del 7,9%, mentre le istituzioni pubbliche registrano un incremento del 4,7%.
Questi soggetti sostengono attività di ricerca in numerosi ambiti, dalla salute all’ambiente fino all’innovazione sociale e tecnologica.
Una maggiore presenza di attori diversi può favorire nuove collaborazioni e ampliare la capacità di sviluppare progetti innovativi.
Le imprese aumentano gli investimenti del 2,4%
Nel settore privato la spesa cresce del 2,4%.
L’incremento rimane inferiore rispetto a quello registrato da università, non profit e istituzioni pubbliche.
Per le aziende, la ricerca e sviluppo rappresenta uno strumento importante per aumentare efficienza, innovare l’offerta e mantenere competitività sui mercati.
Il dato resta quindi positivo, anche se mostra una crescita più moderata.
Ricerca e sviluppo e nuove opportunità per il Digital Marketing
La crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo in Italia mostra quanto innovazione e competitività siano sempre più centrali per le imprese. Per un Digital Marketing Manager, questo contesto apre nuove opportunità per comunicare prodotti, tecnologie e servizi innovativi in modo chiaro e comprensibile. Nel Digital Marketing, contenuti tecnici, case study, campagne B2B e attività di lead generation possono aiutare a trasformare l’innovazione in valore percepito dal mercato.
Gli addetti alla ricerca diminuiscono dell’1,8%
La crescita degli investimenti non coincide con un aumento dell’occupazione.
Nel 2024 gli addetti alla ricerca e sviluppo sono circa 510.000, con una diminuzione dell’1,8% rispetto al 2023.
La contrazione dipende soprattutto dal settore delle imprese.
Università, istituzioni pubbliche e non profit mostrano invece variazioni positive nel numero degli addetti.
Nelle imprese gli addetti calano del 10,5%
Il dato occupazionale più significativo riguarda le aziende.
Gli addetti alla R&S nelle imprese diminuiscono del 10,5%, mentre la spesa cresce del 2,4%.
Le aziende investono quindi maggiori risorse pur impiegando meno persone nelle attività considerate.
Il fenomeno può riflettere cambiamenti organizzativi, una diversa composizione degli investimenti e un maggiore utilizzo di tecnologie avanzate.
Università: addetti in crescita del 12%
Le università seguono una direzione opposta rispetto alle imprese.
Gli addetti alla ricerca aumentano del 12%.
La crescita accompagna l’incremento del 13,4% registrato nella spesa universitaria.
Anche le istituzioni pubbliche aumentano il personale del 4%, mentre il non profit registra un +2,2%.
Questi risultati non riescono però a compensare completamente la forte diminuzione degli addetti nelle imprese.
Dove si concentra la ricerca in Italia
Una parte consistente della spesa nazionale si concentra in poche regioni.
Le quote principali sono:
- Lombardia: 22,1%;
- Emilia-Romagna: 11,8%;
- Lazio: 11,2%;
- Piemonte: 9,8%.
Quattro regioni rappresentano quindi una parte molto rilevante degli investimenti italiani in ricerca e sviluppo.
La concentrazione è legata alla presenza di grandi aziende, università, laboratori e centri dedicati all’innovazione.
Lombardia al primo posto
La Lombardia raggiunge il 22,1% della spesa nazionale in ricerca e sviluppo.
Il territorio dispone di un sistema economico articolato, con numerose imprese innovative, università e centri di ricerca.
La vicinanza tra aziende e mondo accademico può favorire progetti comuni e trasferimento tecnologico.
Questo ecosistema aiuta a trasformare conoscenze scientifiche in prodotti, servizi e processi utilizzabili dal mercato.
Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte
L’Emilia-Romagna rappresenta l’11,8% della spesa nazionale.
Il Lazio raggiunge l’11,2%, mentre il Piemonte arriva al 9,8%.
Queste regioni confermano il ruolo centrale dei grandi poli territoriali nella ricerca italiana.
Competenze specializzate, infrastrutture e presenza industriale possono attirare nuovi investimenti e aumentare la capacità di innovazione.
Il Mezzogiorno cresce dell’8,9%
Il Sud Italia registra una delle variazioni territoriali più interessanti.
Nel 2024 la spesa in ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno cresce dell’8,9%.
Il ritmo supera la media nazionale del 5,6%.
Il divario con le aree che concentrano la maggior parte degli investimenti rimane rilevante, ma la crescita segnala un rafforzamento delle attività di ricerca nelle regioni meridionali.
Maggiori investimenti possono favorire nuove imprese e aumentare le opportunità di lavoro qualificato.
Come un Marketing Manager può valorizzare gli investimenti in innovazione
Un Marketing Manager può utilizzare i dati su ricerca e sviluppo per rafforzare posizionamento, reputazione e differenziazione del brand. Nel Digital Marketing, raccontare investimenti, brevetti, nuovi processi e miglioramenti tecnologici può contribuire a costruire fiducia e autorevolezza. Una strategia ben strutturata permette quindi di collegare innovazione, comunicazione e obiettivi commerciali, rendendo più visibile il valore generato dagli investimenti in ricerca.
Le stime preliminari per il 2025
Le prime indicazioni sul 2025 mostrano andamenti differenti tra i vari settori.
Per le imprese si stima una riduzione della spesa del 2,6%.
Le istituzioni pubbliche potrebbero invece aumentare gli investimenti del 6,2%, mentre il non profit potrebbe crescere del 6,4%.
Il quadro preliminare suggerisce quindi una possibile frenata degli investimenti privati accompagnata da una crescita delle risorse pubbliche e del settore non profit.
Perché ricerca e sviluppo sono importanti ?
La ricerca alimenta innovazione, produttività e competitività.
Nuove conoscenze possono migliorare processi industriali, servizi e modelli organizzativi.
Gli investimenti in R&S favoriscono inoltre la formazione di competenze specializzate e possono contribuire alla nascita di nuove attività economiche.
Intelligenza Artificiale, automazione, energia, salute e tecnologie avanzate sono soltanto alcuni dei settori nei quali la ricerca può creare nuove opportunità.
Ricerca e occupazione qualificata
La crescita della ricerca può generare opportunità per ricercatori, tecnici, ingegneri e altri professionisti altamente specializzati.
Per questo motivo, la diminuzione complessiva degli addetti merita attenzione.
Aumentare la quantità delle risorse non basta. Servono anche persone capaci di trasformare gli investimenti in risultati concreti.
Università, imprese e istituzioni possono svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo delle competenze necessarie.
Ricerca e sviluppo in Italia: cosa emerge dai dati
La ricerca e sviluppo in Italia raggiunge circa 31 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 5,6% rispetto al 2023.
L’incidenza sul PIL sale dall’1,37% all’1,40%. Le università guidano la crescita della spesa con un +13,4%, seguite dal non profit con +7,9%, dalle istituzioni pubbliche con +4,7% e dalle imprese con +2,4%.
Sul fronte occupazionale emerge invece una contrazione. Gli addetti complessivi diminuiscono dell’1,8%, soprattutto a causa del calo del 10,5% registrato nelle imprese.
Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte concentrano una parte rilevante degli investimenti nazionali, mentre il Mezzogiorno registra una crescita dell’8,9%.
La sfida per l’Italia consiste nel trasformare l’aumento delle risorse in innovazione, competenze, occupazione qualificata e maggiore competitività.
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