
Commercio al dettaglio in Italia: scomparse 111.000 imprese
Il commercio al dettaglio in Italia ha perso 111.000 imprese tra il 2019 e il 2025. Nello stesso periodo sono scomparsi anche 24.000 bar, mentre circa 72.000 attività perdute appartenevano al commercio di prossimità di base.
La desertificazione commerciale coinvolge ormai gran parte del territorio nazionale. In 5.103 comuni, pari al 64,7% del totale, è scomparsa completamente almeno una categoria di attività essenziale che prima era presente.
Commercio al dettaglio in Italia: i dati principali
Il ridimensionamento della rete commerciale interessa negozi, bar e servizi necessari per la vita quotidiana.
I dati principali sono:
- 111.000 imprese del commercio al dettaglio scomparse tra il 2019 e il 2025;
- 24.000 bar in meno;
- circa 72.000 attività di prossimità di base perdute;
- 5.103 comuni che hanno perso almeno una categoria di servizio essenziale;
- 64,7% dei comuni italiani coinvolto;
- 1.064 comuni senza negozi alimentari;
- 566 comuni senza bar;
- 2.572 comuni senza distributori di carburante;
- 4.884 comuni senza edicole;
- 4.425 comuni senza fruttivendoli.
La contrazione non riguarda soltanto il numero delle imprese. Modifica anche la disponibilità dei servizi e la qualità della vita nei territori.
Scomparse 111.000 imprese in sei anni
Tra il 2019 e il 2025 il commercio al dettaglio ha perso 111.000 imprese.
Il dato descrive una trasformazione strutturale della rete commerciale italiana. Migliaia di serrande abbassate hanno ridotto la presenza di attività nei centri urbani, nei quartieri periferici e soprattutto nei piccoli comuni.
La perdita interessa negozi appartenenti a categorie differenti. Una parte rilevante riguarda però attività che offrivano beni e servizi utilizzati quotidianamente dai residenti.
Chiusi anche 24.000 bar
Nello stesso periodo sono scomparsi 24.000 bar.
Questi esercizi svolgono una funzione economica, ma rappresentano spesso anche luoghi di incontro e socialità.
La loro chiusura può avere un impatto particolarmente forte nei comuni più piccoli, dove le occasioni di aggregazione sono già limitate.
Tutti i 566 comuni italiani senza bar appartengono infatti alla fascia dei centri con meno di 5.000 abitanti.
Perse 72.000 attività di prossimità
Circa 72.000 delle imprese scomparse offrivano beni o servizi di prossimità considerati essenziali.
In questa categoria rientrano attività come alimentari, macellerie, fruttivendoli, tabaccherie, edicole, bar, parrucchieri e distributori di carburante.
Questi esercizi consentono ai residenti di soddisfare necessità quotidiane senza affrontare lunghi spostamenti.
Quando chiudono, il disagio non si limita alla perdita economica. Aumenta anche la distanza tra cittadini e servizi.
Il 64,7% dei comuni ha perso almeno un servizio
In 5.103 comuni è scomparsa completamente almeno una tipologia di attività essenziale precedentemente disponibile.
La quota raggiunge il 64,7% del totale nazionale.
Quasi due comuni italiani su tre hanno quindi perso almeno una categoria del commercio di prossimità.
Il dato non significa che questi territori siano rimasti senza qualsiasi servizio. Indica che almeno una delle attività prima presenti non è più disponibile.
Oltre mille comuni senza negozi alimentari
In 1.064 comuni non risultano più presenti negozi alimentari.
Per i residenti, acquistare beni essenziali può quindi richiedere uno spostamento verso un altro centro.
La difficoltà aumenta per anziani, persone senza automobile e famiglie che vivono in aree scarsamente collegate dai trasporti pubblici.
Oltre 1,5 milioni di italiani abitano in comuni privi di piccoli negozi alimentari.
La chiusura di queste attività trasforma così un acquisto quotidiano in un problema di accessibilità.
Digital Marketing per collegare piccoli comuni e negozi ancora aperti
La perdita dei servizi di prossimità suggerisce una domanda concreta: dove possono fare acquisti i residenti dei comuni rimasti senza negozi? Una strategia di Digital Marketing può presentare le alternative disponibili nei territori vicini, indicando punti vendita, orari e modalità di contatto. Un negozio alimentare, per esempio, può dedicare una pagina alle località raggiunte dalle consegne, specificando giorni, costi ed eventuale ordine minimo. La comunicazione avrebbe così un’utilità immediata: aiutare le persone a individuare un servizio effettivamente accessibile, senza promuovere disponibilità o coperture inesistenti.
Quasi 3 milioni senza distributori di carburante
I comuni senza distributori di carburante sono 2.572.
La situazione coinvolge quasi 3 milioni di cittadini.
Il problema appare particolarmente rilevante proprio nei territori nei quali l’automobile rappresenta il principale mezzo per raggiungere lavoro, scuola, servizi sanitari e negozi.
L’assenza di un distributore obbliga a percorrere distanze maggiori e può aumentare tempi e costi degli spostamenti.
Edicole assenti in 4.884 comuni
Le edicole rappresentano la categoria mancante nel maggior numero di territori.
Ben 4.884 comuni non dispongono più di questo tipo di attività.
La trasformazione delle modalità di informazione ha ridotto progressivamente la domanda di giornali e riviste cartacee.
Tuttavia, molte edicole offrivano anche altri prodotti e servizi. La loro scomparsa contribuisce quindi al ridimensionamento complessivo della rete commerciale locale.
Nei piccoli centri, il 79,2% dei comuni è privo di un’edicola.
Fruttivendoli assenti in 4.425 comuni
In 4.425 comuni non è presente un fruttivendolo.
Anche questa categoria svolge una funzione rilevante nell’accesso quotidiano ai prodotti freschi.
La mancanza di negozi specializzati può spostare gli acquisti verso centri commerciali e strutture situate fuori dal territorio comunale.
Di conseguenza, una parte della spesa dei residenti non rimane più nell’economia locale.
Due milioni e mezzo di persone senza tabaccheria
Circa 2,5 milioni di italiani vivono in comuni senza tabaccheria.
Queste attività non vendono soltanto tabacchi.
Spesso offrono pagamenti, ricariche, valori bollati, biglietti e altri servizi utilizzati regolarmente dai cittadini.
La loro chiusura può quindi eliminare un punto di riferimento amministrativo e commerciale, soprattutto nei territori privi di alternative digitali o fisiche facilmente accessibili.
Circa 265.000 cittadini vivono senza bar
I comuni privi di bar ospitano complessivamente circa 265.000 persone.
Il numero dei residenti appare più contenuto rispetto ad altre categorie perché il fenomeno riguarda soprattutto i piccoli centri.
Proprio in questi territori, però, l’impatto sociale può essere maggiore.
Quando chiude l’unico bar del paese, scompare anche uno dei pochi luoghi nei quali le persone possono incontrarsi con regolarità.
Nei piccoli centri manca una macelleria su due
La desertificazione commerciale risulta particolarmente evidente nei comuni di minori dimensioni.
Il 49,8% non dispone di una macelleria.
Quasi un piccolo comune su due è quindi privo di un’attività specializzata nella vendita di carne.
Anche il 45,7% non possiede un distributore di carburante, mentre il 79,2% non ha un’edicola.
La limitata dimensione del mercato locale rende più difficile sostenere economicamente alcune attività durante tutto l’anno.
Quasi 5.000 comuni privi di almeno 10 servizi
In 4.909 comuni mancano almeno 10 delle 21 tipologie di attività essenziali considerate.
Questi territori ospitano complessivamente circa 8,2 milioni di residenti.
Il dato mostra che il problema non riguarda soltanto pochi borghi isolati.
Milioni di persone vivono in comuni nei quali l’offerta commerciale e di servizi appare fortemente ridotta.
La disponibilità di un’automobile e la qualità dei collegamenti diventano quindi elementi decisivi per accedere ai beni quotidiani.
Il Digital Marketing Manager nelle reti tra commercianti
Un Digital Marketing Manager può affiancare commercianti e associazioni locali nella creazione di una vetrina digitale condivisa. Ogni attività avrebbe uno spazio con prodotti, servizi e riferimenti aggiornati, mantenendo chiaro chi gestisce le richieste. Per esempio, una rete di negozi può sperimentare prenotazioni online con ritiro concordato, senza realizzare subito un sistema completo di vendita elettronica. Inoltre, un recapito telefonico può affiancare il modulo digitale per chi preferisce parlare con il commerciante. Il progetto punterebbe a rendere riconoscibile l’offerta del territorio, distribuendo tra più attività il lavoro di promozione.
In 2.741 comuni mancano almeno 15 attività
La situazione diventa ancora più difficile in 2.741 comuni, dove risultano assenti almeno 15 delle 21 categorie analizzate.
In questi territori rimane soltanto una parte molto limitata della rete di prossimità.
I residenti devono quindi affidarsi con maggiore frequenza ai comuni vicini, alla grande distribuzione oppure agli acquisti online.
Il digitale può compensare una parte delle carenze, ma non sostituisce tutti i servizi fisici e non risponde alle esigenze di ogni cittadino.
In 178 comuni non rimane nessuna attività di base
Il livello più estremo della desertificazione commerciale riguarda 178 comuni.
In questi territori, abitati complessivamente da oltre 42.000 persone, non è disponibile nessuna delle 21 attività di base considerate.
La vita quotidiana dipende quindi quasi completamente dalla possibilità di raggiungere altri centri.
La situazione può diventare particolarmente complessa per le persone anziane, per chi non guida e per i nuclei familiari con minori possibilità di spostamento.
In altri 469 comuni ne resta al massimo una
In ulteriori 469 comuni, con quasi 150.000 residenti, rimane al massimo una sola tipologia di attività essenziale.
La presenza di un unico servizio non garantisce una rete commerciale adeguata.
Anche in questi territori la maggior parte degli acquisti richiede spostamenti verso località differenti.
Il fenomeno può inoltre accelerare lo spopolamento, perché la mancanza di servizi riduce l’attrattività del territorio per famiglie e nuove imprese.
Perché scompaiono i negozi di prossimità
La riduzione del commercio locale dipende da fattori differenti.
Il calo della popolazione in molti piccoli centri riduce il numero dei potenziali clienti.
Allo stesso tempo, grande distribuzione, ecommerce e cambiamento delle abitudini di acquisto aumentano la concorrenza.
Affitti, energia, personale e costi operativi possono rendere difficile mantenere aperta un’attività con volumi limitati.
Anche il passaggio generazionale rappresenta una criticità quando nessuno è disponibile a proseguire l’impresa familiare.
La spesa si sposta fuori dal territorio
Quando un negozio chiude, i residenti trasferiscono i propri acquisti verso altri comuni, centri commerciali oppure piattaforme digitali.
Una quota crescente della spesa esce quindi dal circuito economico locale.
Questo cambiamento può ridurre fatturato, occupazione e servizi professionali presenti sul territorio.
Il rischio è un effetto progressivo: meno attività generano meno passaggio, mentre una minore frequentazione rende più difficile la sopravvivenza dei negozi rimasti.
Il commercio è anche un presidio sociale
Un’attività di prossimità non offre soltanto prodotti.
Può contribuire alla sicurezza, alla vitalità delle strade e alle relazioni tra residenti.
Il negoziante conosce spesso clienti e territorio, soprattutto nei centri più piccoli.
La chiusura delle attività riduce quindi anche i punti di contatto tra le persone.
Per questo motivo, la desertificazione commerciale produce conseguenze sociali oltre a quelle economiche.
Rigenerare i centri urbani e i piccoli comuni
Contrastare il fenomeno richiede interventi capaci di rendere nuovamente sostenibili le attività.
Agevolazioni, semplificazione amministrativa, sostegno alle locazioni e recupero dei locali vuoti possono favorire nuove aperture.
Anche servizi condivisi e formule commerciali più flessibili possono aiutare i territori con una domanda limitata.
L’obiettivo non consiste nel ricostruire esattamente il commercio del passato, ma nel garantire ai cittadini un accesso adeguato ai beni e ai servizi essenziali.
Il Marketing Manager tra domanda locale e sostenibilità delle consegne
Prima di promuovere un servizio nei comuni vicini, un Marketing Manager può confrontare richieste potenziali, frequenza degli ordini e costi operativi. Una prova in un’area limitata permetterebbe di verificare se gli acquisti aggiuntivi coprono preparazione, trasporto e pubblicità. Occorre inoltre distinguere i nuovi clienti da quelli abituali che spostano semplicemente l’ordine sul canale digitale. La valutazione comprenderebbe così il margine rimasto al negoziante, non soltanto il fatturato generato. L’obiettivo è sostenere servizi commercialmente praticabili, senza presentare la promozione online come una soluzione sufficiente alla scomparsa dei negozi.
Digitale e negozi possono lavorare insieme
L’ecommerce non deve necessariamente rappresentare soltanto un concorrente.
Un negozio locale può utilizzare sito web, social media, consegna a domicilio e sistemi di prenotazione per ampliare il proprio mercato.
La tecnologia può inoltre facilitare la gestione del magazzino, i pagamenti e la comunicazione con i clienti.
Per le piccole imprese, il digitale diventa efficace quando rafforza il rapporto con il territorio invece di sostituirlo.
Commercio al dettaglio in Italia: cosa emerge dai dati
Il commercio al dettaglio in Italia ha perso 111.000 imprese tra il 2019 e il 2025. Nello stesso periodo sono scomparsi 24.000 bar e circa 72.000 attività di prossimità di base.
In 5.103 comuni, pari al 64,7% del totale, è venuta meno almeno una categoria essenziale precedentemente disponibile.
Oggi 1.064 comuni non hanno negozi alimentari, 566 sono senza bar, 2.572 non dispongono di distributori di carburante, 4.884 sono privi di edicole e 4.425 non hanno fruttivendoli.
La situazione più grave riguarda 178 comuni, abitati da oltre 42.000 persone, nei quali non rimane nessuna delle 21 attività di base considerate. In altri 469 territori, con quasi 150.000 residenti, ne resta al massimo una.
I dati mostrano quindi un problema che supera la semplice chiusura dei negozi. La desertificazione commerciale riduce servizi, occupazione, socialità e attrattività dei territori. Difendere il commercio di prossimità significa preservare anche la qualità della vita delle comunità locali.
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