TWITTER: crolla il fatturato ed utile netto del 40%

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TWITTER: crolla il fatturato ed utile netto del 40%
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05 Marzo 2023

L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, ha portato molti inserzionisti a sospendere gli investimenti pubblicitari sul “social network”, che ha un debito di 13 Miliardi di dollari. Una parte del debito di Twitter prevede un tasso di interesse annuo di quasi il 15%.

Le banche principali che hanno prestato i soldi ad Elon Musk per acquistare Twitter, sono: Morgan Stanley, Barclays PLC e Bank of America Corp.

Tuttavia, le banche non sono state in grado di vendere quel debito ad investitori terzi, una pratica comune quando le banche aiutano a finanziare acquisizioni importanti.

Twitter non ha ancora specificato a quanto ammontano le perdite di preciso. Elon Musk sta tagliando i costi ed ha già effettuato ulteriori licenziamenti.

Gli ultimi dati pubblici riguardano il mese di Dicembre 2021 ed il quarto trimestre del 2021 e sono: fatturato di 1,57 Miliardi di dollari, ed utile netto di soli 182 Milioni di dollari, a fronte di 13 miliardi di dollari di debiti.

Twitter non è più quotata in borsa, dall’8 Novembre 2022, ed è a tutti gli effetti una società privata, questo significa prima di tutto meno obblighi di trasparenza da comunicare all’esterno. La pubblicità rappresentava circa il 90% del fatturato di Twitter nel 2021.

L’azienda afferma che sta cercando di riconquistare gli inserzionisti del “social network” con diverse proposte formulate, nell’era della “gestione creativa” apportata da Elon Musk, che ha comprato la società dopo che Twitter aveva bannato l’account del “Miliardario annoiato”.

Twitter fatturato 2023: ricavi in calo del 40%

Il fatturato di Twitter subisce un forte calo dopo l’acquisizione della società da parte di Elon Musk.

A dicembre 2022, secondo informazioni comunicate agli investitori e riportate nel marzo 2023, i ricavi e gli utili rettificati risultavano inferiori di circa il 40% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il dato fotografa una fase particolarmente difficile per il social network, fortemente dipendente dalla pubblicità.

Twitter: cosa significa davvero il calo del 40%

È importante precisare un punto.

Il -40% non riguarda l’utile netto ufficiale di Twitter. Le fonti dell’epoca parlavano di un calo di circa il 40% sia dei ricavi sia degli adjusted earnings, cioè degli utili rettificati, nel dicembre 2022.

Twitter era già diventata una società privata. Di conseguenza, non pubblicava più bilanci trimestrali dettagliati come quando era quotata in Borsa.

Per questo i dati successivi all’acquisizione derivavano soprattutto da informazioni comunicate internamente o agli investitori.

Gli inserzionisti riducono la spesa

Il problema principale riguardava la pubblicità.

Nel gennaio 2023 oltre 500 importanti inserzionisti avevano sospeso gli investimenti su Twitter. Nello stesso periodo, il fatturato giornaliero risultava inferiore del 40% rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente.

Le preoccupazioni degli inserzionisti riguardavano soprattutto moderazione dei contenuti, sicurezza dei brand e cambiamenti introdotti dopo l’acquisizione.

La situazione era particolarmente delicata perché la pubblicità rappresentava la grande maggioranza dei ricavi di Twitter.

Pubblicità: oltre il 90% dei ricavi nel 2021

Nel 2021 Twitter aveva generato 5,08 miliardi di dollari di ricavi complessivi.

Nel quarto trimestre dello stesso anno, il fatturato aveva raggiunto 1,57 miliardi, dei quali circa 1,41 miliardi provenivano dalla pubblicità.

Questo spiega perché la fuga degli inserzionisti fosse così pericolosa.

Quando oltre il 90% del business dipende dalla pubblicità, una forte riduzione degli investimenti può incidere rapidamente sui conti aziendali.

Nel quarto trimestre 2022 ricavi giù del 35%

Il dato mensile del -40% non va confuso con l’intero trimestre.

Secondo informazioni interne emerse all’epoca, nel quarto trimestre 2022 Twitter avrebbe generato circa 1,025 miliardi di dollari, con una diminuzione di circa il 35% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Sono quindi due indicatori differenti:

  • circa -40% nel mese di dicembre;
  • circa -35% nell’intero quarto trimestre.

Non devono essere sommati.

La spesa pubblicitaria crolla a dicembre

Le stime esterne confermavano il deterioramento del mercato pubblicitario.

Secondo Standard Media Index, la spesa pubblicitaria su Twitter era diminuita del 71% a dicembre 2022 rispetto all’anno precedente.

Un’altra analisi sui 30 principali inserzionisti stimava un calo complessivo della loro spesa del 42% tra novembre e dicembre.

Questi numeri non coincidono con il -40% dei ricavi perché misurano grandezze e campioni differenti.

Il messaggio generale, però, è chiaro: la pubblicità stava attraversando una forte contrazione.

Il peso dei 13 miliardi di dollari di debito

L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, conclusa nell’ottobre 2022, aveva un valore di circa 44 miliardi di dollari.

L’operazione lasciò alla società circa 13 miliardi di dollari di debito legati al finanziamento dell’acquisizione.

Secondo le informazioni disponibili all’epoca, gli interessi annuali collegati a quel debito potevano raggiungere circa 1,5 miliardi di dollari.

Una parte dei finanziamenti presentava inoltre tassi vicini al 15%.

Il calo dei ricavi arrivava quindi in un momento nel quale Twitter doveva sostenere costi finanziari molto più elevati rispetto al passato.

Morgan Stanley, Bank of America e Barclays

Tra le banche coinvolte nel finanziamento dell’acquisizione figuravano Morgan Stanley, Bank of America e Barclays.

Gli istituti avevano previsto di cedere successivamente parte del debito agli investitori.

Tuttavia, le condizioni di mercato e il peggioramento della situazione finanziaria di Twitter resero molto più difficile collocare quei prestiti senza accettare perdite rilevanti.

Il debito diventò quindi un ulteriore elemento di pressione sull’azienda.

Twitter taglia i costi e il personale

Per reagire alla diminuzione dei ricavi, Elon Musk avviò una forte politica di riduzione dei costi.

Nei mesi successivi all’acquisizione migliaia di dipendenti lasciarono Twitter attraverso licenziamenti, dimissioni e riduzioni di personale.

Musk dichiarò che l’azienda aveva rischiato il fallimento e che l’obiettivo era raggiungere il pareggio dei flussi di cassa.

La strategia puntava quindi a compensare almeno in parte il calo dei ricavi attraverso una struttura di costi molto più contenuta.

Attenzione agli ultimi dati pubblici di Twitter

La pagina originale richiama i dati del quarto trimestre 2021: 1,57 miliardi di dollari di ricavi e 182 milioni di utile netto. Questi numeri sono corretti.

Tuttavia, quelli non furono gli ultimi risultati pubblici in assoluto.

Twitter pubblicò ancora i risultati del secondo trimestre 2022, quando registrò 1,177 miliardi di dollari di ricavi e una perdita netta di circa 270 milioni.

Dopo l’acquisizione e il delisting, la disponibilità di dati finanziari dettagliati diminuì drasticamente.

Twitter diventa una società privata

Twitter uscì dalla Borsa dopo l’acquisizione di Musk.

Questo passaggio modificò profondamente il livello di trasparenza finanziaria disponibile al pubblico.

Una società quotata deve pubblicare periodicamente bilanci, risultati trimestrali e numerosi altri documenti.

Una società privata non è soggetta agli stessi obblighi.

Per questo, dal novembre 2022, molti dati economici di Twitter divennero stime o informazioni provenienti da comunicazioni interne, invece di risultati certificati pubblicati trimestralmente.

Twitter fatturato 2023: cosa emerge davvero

Il dato più importante è quindi chiaro: nel dicembre 2022 i ricavi e gli utili rettificati di Twitter risultavano in calo di circa il 40% su base annua.

Il dato non equivale a un calo del 40% dell’utile netto.

Alla crisi dei ricavi si aggiungevano inoltre tre fattori: perdita di importanti inserzionisti, circa 13 miliardi di dollari di debito e maggiori costi finanziari.

Twitter cercò di reagire attraverso forti tagli alle spese, riduzione del personale e nuove fonti di ricavo basate sugli abbonamenti.

Il caso mostra quanto il modello economico di una piattaforma digitale possa diventare vulnerabile quando dipende in misura molto elevata dalla pubblicità online.

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